Giuseppe Castellani

La psicologia diagnostica in Internet

Carissimi, prima di entrare nel vivo di questa mia relazione sulle possibilità che ha la psicodiagnostica di allargare le sue vedute ed i suoi obiettivi attraverso l’utilizzazione di Internet, vorrei prima fornirvi qualche rapido cenno storico-metodologico su come è nata e si è evoluta quella che io considero la ‘parte più scientifica della Psicologia’, ovverosia quella parte che si dedica allo studio ed alla ricerca delle differenziazioni nei comportamenti delle persone. Mi limito alle ‘persone’, in quanto non tratterò – anche perché non ne sono competente!-, la particolare branca relativa ai test psicologici sugli animali. A dire il vero, proprio dalle prime esperienze di ‘stimolo-risposta’ nel famoso esperimento sul cane di Pavlov, si è sviluppata gran parte delle successive ricerche; ma le tralascerò in toto, per dirigermi nel campo a me più consono della testistica umana.
Come vi può suggerire il titolo stesso del mio intervento, la necessità sempre più marcata di riuscire ad impiegare le risorse umane in modo sempre più consono –e ‘umano’,aggiungo io-, riuscendo a limitare i costi sia monetari banalmente, sia lo spreco di tempo, sia la fatica delle persone, sia il giungere a corrette ed adeguate comprensioni dei fenomeni sociali, lavorativi, di disagio psicologico e quant’altro vi viene in mente in tale direzione, questa necessità, dicevo, richiede soluzioni che si adeguino ai tempi e che mettano in condizione di allargare sempre più il campo delle conoscenze utili a migliorare la qualità della vita ed il benessere esistenziale ( formula a me cara come psicologo specialista in Psicoterapia ). La Rete è un mezzo straordinario se costruiamo gli adeguati strumenti conoscitivi e se iniziamo la loro diffusione sempre più capillare. Ormai sono anni che perseguo questo obiettivo-e non sono il solo- e,devo dire sinceramente, con un successo ed una soddisfazione personale che mi spronano ancor più a fare meglio. I test psicodiagnostici che i Pazienti eseguono via e mail in tutta Italia, nascono da costruzioni originali e da adattamenti di altri esistenti. Ci fosse stato tutto questo impianto informatico agli inizi della Psicodiagnostica, chissà cosa sarebbe successo quando Binet cominciò a formulare il suo primo test d’intelligenza, quando l’Esercito Americano si trovò – prima di entrare in guerra nel 1917 – nella necessità di selezionare le decine di migliaia di reclute da inviare in Europa, mediante test attitudinali. Questi sono gli albori della Psicologia Scientifica, che si differenzia dalle varie forme di Psicoterapia in quanto ha sempre cercato di adottare criteri più omogenei di classificazione,di standardizzazione, senza nulla togliere a quella, che si dirige necessariamente verso altri obiettivi. In questa pur succinta disamina di come è nata ed evoluta la ‘testistica psicologica’ ( il nome è forse brutto, ma rende il suo significato ), voglio porre l’accento su come la necessità di riuscire a trovare dei denominatori comuni per spiegare ed anche provare a prevedere il comportamento, sia stato il motore trainante della questione. Nello spirito scientifico di fine ‘800 ed inizi ‘900, anche in campo psicologico si iniziava a sentire l’importanza di trasferire le metodologie scientifiche di allora in un campo assai più sfumato, più arduo da ingabbiare entro schemi chimici e matematici. Come si misuravano l’altezza ed il peso delle popolazioni, si sarebbe potuto – si pensava-, misurare anche l’intelligenza, l’emotività e tutte quelle caratteristiche dell’animo umano, che dovevano avere per forza una base comune, una base biologica, chimica e genetica. Nacquero così le prime prove per stabilire il livello intellettivo, test basati su una molteplicità di fattori, che non potevano fornire risultati univoci, come ben si comprenderà, in virtù della forte stratificazione delle varie classi sociali e culturali di provenienza. Lo stesso dicasi per la nascita dei test ‘attitudinali’, ancor oggi al centro della discussione. Accanto a questi nascevano le prove ‘diagnostiche di personalità’, sulla scia delle intuizioni e delle teorie di Freud, che rivoluzionò il modo di pensare nella Psicologia dell’epoca: il Test di Rorschach,- costruito dallo psichiatra svizzero Hermann Rorschach alla fine degli anni ’30-, ne è l’esempio ancor oggi più famoso e importante, studiato ed impiegato ormai pressoché in tutto il mondo, nei vari adattamenti culturali. Bene, tutte queste innovazioni avevano ormai gettato le fondamenta di una disciplina che, paradossalmente, avrebbe trovato maggior successo e valore molto tempo dopo che i loro inventori si erano dati da fare per la sua elaborazione, per il seguente motivo: come accennato poc’anzi, la forte disomogeneità culturale impediva, e questo sino a pochi decenni fa, una reale e significativa discriminazione all’interno della popolazione osservata, in quanto la marcatissima disuguaglianza tra le classi sociali le rendeva non confrontabili. Mi spiego meglio: oggi praticamente tutti i ragazzi condividono gli stessi divertimenti, hanno il computer, la playstation, vanno per un bel pezzo della loro vita adolescenziale a scuola, vedono la stessa televisione, hanno i genitori che lavorano, moltissimi di loro crescono con i nonni… e potrei continuare, ma spero di aver reso l’idea. Altrettanto, l’esistenza ‘moderna’ impone gran parte di regole ed abitudini ormai comuni alla maggior parte di noi, che sviluppiamo tutti le medesime sintomatologie da disagio psicologico, curate con le stesse medicine, anche con terapie psicologiche che un tempo non ci si sognava nemmeno di nominare o di pensare di sostenere. Tutto questo ha ‘omogeneizzato’ grandemente (per non dire ‘omologato’) , la nostra esistenza e, che ci piaccia o no, ci ha reso assai più ‘misurabili’ psicologicamente di 50 anni fa. Ecco, dunque, che i test psicodiagnostici acquistano un valore pragmatico infinitamente più elevato rispetto a prima, unitamente ad una loro diffusione quale non si era mai vista finora. Nasce così lo stimolo a perfezionare ancora questi strumenti, nella direzione che vi ho espresso all’inizio: la Rete è un mezzo formidabile per raggiungere risultati scientificamente validi, confrontabili a distanza, con un risparmio di tempo, denaro, e, soprattutto, con prove somministrabili a grandi numeri praticamente dovunque. Adesso entrerò nel vivo della questione con esempi concreti di quanto sono andato sinora costruendo ed applicando in questi ultimi 12 anni di questo particolare aspetto della mia professione.
Quando,agli inizi degli anni ’90, fui chiamato in un importante e conosciuto Istituto di analisi cliniche di Firenze per occuparmi della parte psicologica –una innovazione-, conobbi il dottor Gianni Fuzzi, biochimico che si occupa tuttora della elaborazione computeristica dei dati, vero esperto in informatica, che mi spiegò come avremmo potuto costruire dei programmi di tipo psicologico con test che avessero una struttura numerica di fondo. Nacque così il Test di Scelta Alberi in versione computerizzata ed ampliata diagnosticamene. L’elaborazione piacque all’O.S ( Organizzazioni Speciali, la Casa Editrice maggiore per il materiale psicologico ), che decise di pubblicarla. Gli anni sono trascorsi e, con le nuove tecnologie non solo meccaniche, ma con l’avvento di Internet e della posta elettronica, ho pensato di allargare ancor più i miei orizzonti informatici per rendere questa parte della mia professione ancora più agevole ed innovativa, per rispondere alle esigenze di precisione,rapidità d’intervento ed impiego con numeri di soggetti più ampi e non in sede. A partire da 4 anni fa, ho costruito prove originali ed adattamenti di altri test da me utilizzati. Il primo è stato il Mobtest –test per lo studio e la diagnosi dello stress lavorativo; poi sono seguite versioni ed ampliamenti diagnostici dello Zulliger test, delle Scale per l’ansia e la depressione ASQ e CDQ IPAT ( Insitute for Personality and Ability Testing ), dell’Hand test, di alcune Scale del CPI –California Personality Inventory-, poi di nuovo un test originale – il Test sullo Stress Organizzativo Aziendale -, costruito con la mia collega Silvia Righini. Queste prove sono allegate a questo scritto, in modo che possano essere esaminate ed il loro impiego compreso in misura maggiore, così come le loro grandissime possibilità di utilizzo attraverso la posta elettronica e via Internet in generale. Lascio a voi immaginare la vastità e la versatilità di impiego delle prove, negli ambiti della Psicologia del lavoro, della Psicodiagnostica clinica ed in altri campi ancora, con la velocità e la precisione che questi test forniscono: io li adopero da anni in tutta Italia.
Qui termina la mia esposizione, assolutamente di tipo pratico, in quanto soprattutto sono un ‘clinico’ ed ho provato direttamente sempre quello di cui parlo, per scopi mirati e non teorici, come invece sovente la Psicologia si presta ad essere intesa. Spero di avervi resi curiosi su quanto ho scritto ma, soprattutto, di avervi messo in condizione di guardare alla Materia che tanto amo con occhi differenti e da un ‘altra visuale, più scientifica e meno parlata.



 
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