E’ sufficiente posare lo sguardo
su di un libro di testo di scuola superiore e confrontarlo
con un analogo saggio scolastico di 20 anni or sono per
afferrare la portata del cambiamento in corso, nell’ambito
del processo di comunicazione didattica: immagini, grafici,
schemi hanno occupato una porzione rilevante all’interno
di ogni capitolo e sempre più spesso un CD-ROM fornisce
simulazioni ed esercizi ad integrazione dell’elaborazione
testuale di riferimento.
Alla luce di questo fenomeno, c’è da chiedersi
se ci sia stata effettivamente una rivoluzione epocale,
oppure se il modello culturale di riferimento sia fondato,
a tutt’oggi, sulla mera fruizione della conoscenza
codificata, mediate dalle potenzialità rappresentative
delle ITC.
Se proviamo a considerare la costruzione di un immagine
digitale “dinamica” come un paradigma inteso
ad evidenziare la procedura algoritmica del processo linguistico,
risulta evidente che il valore aggiunto di un modello iconico
consiste nella produzione di “oggetti” manipolabili,
creati con il fine di rappresentare un fenomeno o progettare
una soluzione ad un problema.
Appare a questo punto evidente che le ITC assumono una maggiore
rilevanza pedagogica se gli oggetti didattici vengono utilizzati
per far sperimentare agli studenti un fenomeno scientifico,
ricostruito ed analizzato attraverso la sua storia, dalla
quale possa essere dedotta una ulteriore proiezione nel
tempo futuro. Un apprendimento sostenuto dalla produzione
diretta di modelli interpretativi (plurilinguistici) potrebbe
costituire un vero e proprio ponte tra conoscenza teorica
ed operatività laboratoriale ed è indubbio
che le potenzialità creative fornite dalle ITC a
questo settore sono enormi.