Vincenzo Valenzi
Lezioni di creatività da Confucio
In un mondo sempre più estremizzato
(antirelativistico, assolutista o presunto tale), rileggere
la lezione sul Costante Mezzo di Confucio può essere
utile. Così nelle nebbie fitte dello spirito odierno,
quando la parola sembra sempre più passare la mano
alle armi, appare non inutile cercare la luce dell’Oriente
e in particolare le lezioni che possono venirci da uno dei
primi Grandi Maestri dell’Uomo e della Società.
Molte massime di Confucio possono essere inattuali o superate
dal tempo, ma molte altre sembrano scritte appena ieri,
come quella con cui tutti noi buoni e cattivi, ricchi o
poveri dovremmo fare i conti.
Il maestro disse: Le cose che mi preoccupano sono l’incapacità
di coltivare la virtù, l’incapacità
di approfondire ciò che ho appreso, l’incapacità
di elevarmi a ciò che ho sentito essere giusto, l’incapacità
di correggermi dove ho dei difetti. (non sembra una massima
per la qualità totale?)
Per i leader il Maestro disse: Il mio allievo Hui approva
ogni mia parola e quindi non mi aiuta.
A proposito di gossip, di malizie, o meglio di concorrenza
sleale tra uomini (e anche donne) il Maestro disse: L’uomo
elevato si sforza di rinsaldare negli altri gli aspetti
positivi, mai quelli negativi. L’uomo comune fa il
contrario. Una massima su cui dovrebbero riflettere tutti
i dirigenti di gruppi partiti e nazioni. La tendenza a competere
con formule “Lui è peggio di me”, ha
effetti deteriori, oltre che sul proprio sé, (che
resta al massimo il meno peggio), anche sul sistema di riferimento
(azienda partito stato ecc), dove aumenta il disordine e
la conflittualità improduttiva in una gara al ribasso
che di fatto paralizza la crescita individuale e di sistema
in molte realtà obiettivamente arretrate (tra cui
segnaliamo dolorosamente gran parte del Sud dell’Italia
impegnato in gare a tagliarsi le gambe nei piccoli centri
quasi timorosi che emergano realtà ed uomini di successo
e potenti a dimostrare che anche lì si possono fare
cose buone ed eccellenti). È storicamente
accertato che la chiave del successo di una società
è data dalla crescita degli individui, in questo
senso Confucio disse qualcosa su cui ancora vale la pena
di riflettere:
Volendo coltivare se stessi occorre prima regolare la propria
mente. Questo vuol dire che quando si cade in preda alla
collera, non è più possibile essere equilibrati.
Lo stesso se si è in preda della paura, della gioia
e della malinconia. Quando si è preda di questi sentimenti
la mente è come assente, e allora anche se si guarda
non si vede, anche se si ascolta non si sente, anche se
si mangia non si coglie il sapore dei cibi. Ecco perché
volendo coltivare se stessi occorre innanzitutto regolare
la propria mente.
In proposito della lotta per il successo
e la ricchezza, Confucio invocava il principio della lealtà
e della Norma. Il Maestro disse: Parole astute e comportamenti
subdoli hanno poco a che fare con l’elevazione dell’uomo.
Poi aggiunse: Gli uomini aborrono la povertà e
l’indegnità. Ciò nonostante, queste
cose non vanno evitate se per farlo occorre impiegare
mezzi e modi contrari alla norma.Sul tema della condivisone Confucio disse:
L’uomo elevato che desidera raggiungere un punto
elevato cerca di portare con sé anche gli altri.
Volendo capire, cerca che anche gli altri capiscano. In
questo sta la forza dell’elevazione spirituale:
offrire se stessi come esempio. Ci si può domandare che tipo
fosse Confucio. A tale domanda rispose lui stesso parlando
con un allievo: Un allievo riferì di aver incontrato
delle difficoltà nel descrivere il Maestro: Confucio
allora commentò: Perché non hai detto semplicemente,
Egli è il genere di uomo che scorda di mangiare
quand’è impegnato nella vigorosa ricerca
della conoscenza, che ha in sé una tale gioia che
scorda i propri affanni, e che non si accorge che la vecchiaia
sopravanza.
In conclusione per Confucio l’uomo elevato presenta
tre aspetti: da lontano è austero, da vicino è
cordiale, quando parla è rigoroso.